La città interrotta [dialogo critico]

DTF: Caro Andrea, sebbene non ci sia dubbio che “foro”, “piazza” e “strada porticata” condividano degli importanti “elementi costruttivi” che li riconducono alla grande famiglia degli spazi collettivi, la storia della città europea (dalla quale, in realtà, dovremmo escludere il primo dei tre tipi, storicamente anteriore alla nascita della civiltà urbana occidentale della quale facciamo parte) ci insegna che è proprio attraverso la distinzione ed il montaggio in sequenza di diversi tipi di spazi tematizzati che la civitas ha costruito la sua relazione identitaria con l’urbs (vedi l’Estetica della Città Europea di Marco Romano). Per questo motivo trovo più corretto ed utile, a fini progettuali, distinguere, piuttosto che accomunare, i diversi tipi di spazi collettivi: questo non vuol dire, però, che la tua scelta sia sbagliata, e siccome la giustificazione che mi hai appena fornito è più che legittima, non vedo perché non dovrei accettarla :)

Diverso invece il discorso per quanto riguarda l’inserimento frammentario all’interno del tessuto urbano circostante, in merito al quale mi sembra che tu abbia appena assunto una posizione fortemente contraddittoria rispetto alle intenzioni dimostrate dal tuo progetto.

Dimentichiamo per un attimo che la città europea si è sempre costruita (almeno fino all’avvento della problematica urbanistica moderna) per mezzo del montaggio di sequenze continue e progettate di spazi e temi collettivi, e prendiamo per buona la tua ipotesi secondo cui è «impensabile collegare la narrazione di un progetto a fittizie occasioni e vicende». Se così fosse, allora posso accettare solo parzialmente l’analisi preliminare da te svolta nel documento descrittivo del progetto, nel quale, partendo da una denuncia dell’autoreferenzialità del Palacongressi e dell’Auditorium per la Musica, che «non tentano di costruire una relazione con il luogo e, tanto meno, con il resto della città», proponi di «verificare una soluzione alternativa, capace di sovvertire la regola dell’autoreferenzialità, a favore di un sistema in cui le relazioni con la città, intesa in senso generale (allineamenti e carattere collettivo del progetto), diventino principio compositivo delle parti, in grado di orientare, grazie alla loro evidenza, gli assetti futuri». E l’accetto solo “parzialmente” perché il progetto, sebbene si relazioni in maniera evidente con la città (intesa in un certo modo), dimostra di non sapersi affatto relazionare con il proprio luogo.

Il problema nasce, correggimi se sbaglio, da una visione parziale, e cioè puramente strutturale, della forma urbana: nella tua ottica (la cui matrice teorica è chiara) la città di Rimini possiede un ordine antico e latente, che è stato negato dalle espansioni successive, e che il tuo progetto vuole esplicitare nella speranza di dare vita ad una “nuova” (in realtà vecchia) regola morfologica. Questo, a scapito della forma delle aree più prossime al progetto stesso, che idealmente potrebbero (dovrebbero?) essere demolite e ricostruite in ragione degli allineamenti da te identificati. Il tuo approccio, se l’ho riassunto correttamente, è problematico per una serie di motivi, che riguardano, prima di tutto, la riduzione dell’idea di “città” al piano strutturale e la conseguente sottovalutazione degli altri piani della sua esistenza (tra cui – solo per fare un esempio – quello del paesaggio urbano), proponendo così, di fatto, una eccessiva semplificazione della realtà urbana; ma, soprattutto, è problematico nell’ottica assolutamente attuale della necessità di interventi sempre più minimi e puntuali sulla città contemporanea.

La crisi energetica, economica ed ambientale ha completamente cambiato i presupposti dell’architettura e dell’urbanistica: la città, invece di espandersi, si contrae, si trasforma puntualmente, si riadatta, si svuota. Che singoli interventi possano fornire il tracciato regolatore per la trasformazione dell’intera città, declinando la responsabilità di risolvere la relazione con il loro intorno più stretto (il “luogo”, appunto), quello sì che ormai è “impensabile”: e non solo perché la città post-industriale, per definizione, è troppo complessa, intricata e frammentaria (in questo suo essere tale, tra l’altro, esiste un dato estetico che non dovrebbe essere negato ma piuttosto accolto e sviluppato) per essere riordinata interamente, ma anche perché interventi di ri-costruzione della forma della città sono diventati non solo improponibili da un punto di vista economico, ma soprattutto indesiderabili da un punto di vista ecologico. Il nostro compito, oggi, è piuttosto quello di “aggiustare” i tanti piccoli frammenti che compongono il tessuto urbano esistente, reinventandoli attraverso interventi di “agopuntura” che non possono più incidere, se non in minima parte, sulla totalità della forma urbis, ma che possono dotare di specifiche qualità i tanti junk spaces che compongono la città contemporanea, a patto di entrare in relazione progettuale con essi. Ovviamente, se nel farlo, vogliamo riferirci al carattere e all’ordine strutturale della città antica per mezzo degli allineamenti e degli elementi adottati, ben venga: ma che questo rapporto intellettuale non sia instaurato a scapito della risoluzione progettuale di pezzi di città che difficilmente, in futuro, potranno essere radicalmente trasformati, e che è nostra responsabilità riqualificare.

La tua ipotesi progettuale è, insomma, ben argomentata e ben esplicitata, ma mette in gioco dei valori che, probabilmente, si rifanno ad una idea di città non più attuale. Non per questo, comunque, il progetto non contiene un suo evidente interesse – soprattutto legato al coerente rapporto da te stabilito tra i principi teorici e la forma finale.

…continua alla pagina 4 (clicca sotto)

Related Posts

Facebooktwittergoogle_pluspinteresttumblr

Pagine: 1 2 3 4



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

italian-theories

Related Posts

Facebooktwittergoogle_pluspinteresttumblr